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  • Dante e la Sardegna. Un legame scolpito nella pietra.
  • Il filo rosso che unisce Dante alla Sardegna non è rintracciabile solo nei versi, seppur poco lusinghieri, che egli ha dedicato ai sardi nell’Inferno e nel Purgatorio.

  • Il 25 marzo 2020 si festeggia il #Dantedì, l’iniziativa promossa dal #Mibact per celebrare il grande Poeta, Uomo Universale, il cui messaggio supera i confini del tempo e dello spazio, per arrivare a noi, sempre ricco di tutta la sua potenza morale e civile.
    La Direzione regionale Musei della Sardegna vuole celebrare il legame che ci lega al Sommo Poeta con una intera giornata di testi, immagini, video sulla piattaforma facebook che vi inviatiamo a seguire
    https://www.facebook.com/PoloMusealeSardegna/

    Il filo rosso che unisce Dante alla Sardegna non è rintracciabile solo nei versi, seppur poco lusinghieri, che egli ha dedicato ai sardi nell’Inferno e nel Purgatorio.
    C’è dell’altro. Un personaggio vissuto al tempo di tempo di Dante che lega il suo destino alla città di Cagliari e la cui eredità è un tesoro scolpito nella pietra, custodito in uno spazio a noi molto caro.

    Lapo Saltarelli. Giurista, poeta e amico di Dante, a lui legato dallo stesso destino politico e ispirato da una grande passione letteraria, la stessa che lo portò a comporre, durante l’esilio a Cagliari, nel Convento di San Francesco di Stampace, il sonetto

     «Contra’ggio di grand’ira benvollenza ;
    E per paura ardimento ho mostrato :
    Perduto ho il pianto vinto per sentenza ;
    E tuttor vò seguendo, e son cacciato.
    Del compimento sono alla comenza ;
    Fuggemi’l loco, dove era locato :
    E il guadagnar mi par, che sìa perdenza ;
    Amar mi sembra dolce assaporato.
    Così m’ha travagliato accorta cosa,
    Cioè Amore ; che a vegliar dormendo,
    Mi face straniare, ove io son conto.
    Che spesse volte appello fior la rosa ;
    E contradico là ve non contendo :
    D’amar credo asbassare, e pur sormonto.»?
     
    Oggi la sua lapide funeraria, conservata presso lo Spazio San Pancrazio di Cagliari, ci regala una testimonianza unica, ricordando un uomo che proprio nel momento del triste esilio ritorna a dar voce a quella passione condivisa nel periodo della giovinezza col suo amico Dante.

    Per continuare nel tema dantesco, vogliamo ricordare un sardo illustre ci ha consegnato un’eredità linguistica e culturale di grande valore: Padre Paolo Monni, con la sua traduzione delle #DivinaCommedia in lingua sarda, nella varietà logudorese-nuorese.

    Ecco alcuni versi:

    Cantigos del s’Ifferru
     
    1-6
    Rugrandeche sa vida, a mesu trettu
    perdiu mi so’ in d’una tupp’iscura ,
    c’ aio lassadu s’urgulu derettu.
    Però no isco narrer cantu it dura
    cussa malesa areste e reghintosa
    ch’in coro mi rinnobat sa pagura.
     
    9
    A pettus, morte est prus donosa;
    ma pro contar su bene ibbi accanzadu
    de su c’appo ‘idu conto carchi cosa.
     
    135-139
    Su donnu e dego in cussu gurgu umbrosu
    Intramus pro torrare a craru mundu
    e chene mancu incuru de reposu,
    artziamus isse apprimu e deo segundu,
    tantu c’appo goi bidu cosas bellas,
    mustràs in chelu in d’unu istampu tundu,
    e a vardar torramus sas istellas.
     
    Se potessimo attualizzare la #DivinaCommedia a questo particolare momento storico potremmo scrivere che


     “Nel bel mezzo del cammin di nostra vita,
    mi ritrovai per una selva oscura,
    che la diritta via era smarrita”
    (Inf. Canto I, vv. 1-3).

    Ma, dopo un difficile momento si intravede sempre uno spiraglio di speranza, infatti

    “salimmo sù, el primo e io secondo,
    tanto ch’i’ vidi de le cose belle
    che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.
    E quindi uscimmo a riveder le stelle”.

    (Inferno, Canto XXXIV, vv. 136-139)
      
    “Per correr miglior acque alza le vele
    omai la navicella del mio ingegno,
    che lascia dietro a sé mar sì crudele”

    (Purgatorio, Canto I, vv.1-3).

    Perché alla fine, dopo una grande battaglia

    “A l’alta fantasia qui mancò possa;
    ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
    sì come rota ch’igualmente è mossa,
    l’amor che move il sole e l’altre stelle.

    (Paradiso, Canto XXXIII, vv. 142-145)


    Data: 25 marzo 2020
    Costo del biglietto:
    Prenotazione: Nessuna
    Luogo: Cagliari, Spazio San Pancrazio
    Orario: alle 10-00, alle 12.00, alle 16.00 e alle 19.00
    Telefono: + 39 0703428269
    E-mail: pm-sar.comunicazione@beniculturali.it